Resistenza |
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The New York Times, March 10, 2001 Into a Trance, to Relive Wartime Defiance by D. J. R. BRUCKNER ''Now there is no enemy,'' the ensemble cries toward the end of ''Resistance.'' But before an old believer can gasp ''Say it isn't so, Living Theater,'' the great survivor Judith Malina corrects the innocents around her: there is indeed an enemy, but to find it you must learn to read the future. Verso la trance, per rivivere la sfida della guerra “Il nemico non c’è più,” grida il gruppo verso la fine di Resistenza. Ma prima che un vecchio credente può dire “Dica che non è così. Living Theatre,” il grande superstite Judith Malina corrige gli innocenti attorno a lei: sì che il nemico c’è, ma per trovarlo, bisogna imparare a leggere il futuro. La storia deriva dai ricordi della resistenza sanguinosa ai nazisti all’epoca della caduta del regime di Mussolini nel 1943 nel Nord Italia, vicino a Rocchetta Ligure, un paese che qualche anno fa ha fornito una nuova casa per la compagnia, che ha vagato quasi senza sosta da quando lasciò New York per la prima volta nel 1961. Malina - che fondò il Living Theater insieme al marito, Julian Beck, 54 anni fa e che continua a guidarlo sin dalla sua morte nel 1985 - prende il ruolo di una venditrice di castagne che si ricorda di tutto. La sua ironia mentre lancia le castagne ai seguaci affamati è caratteristico, ma la performance dimostra che la sapienza teatrale che ha fornito ai suoi giovani soci qui è eccezionale. La violenza straziante e la morte durante la guerra sono evocate in maniera potente e gli attori si muovono e parlano con quel sapore di trance collettiva che questa compagnia ci ha fatto sentire da sempre. Ma per qualcuno che ha visto come, attraverso i decenni, impiegano l’arte, la musica, la voce ed l’intero mondo per testimoniare la nobile lotta contro tutte le forme di tirannia e di imposizioni, la sagezza quieta di questo piccolo spettacolo, che dura solamente un’ora, ci lascia con un po’ di tristezza, addolcita da considerevole ammirazione. |
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